La protezione di Horus

“La protezione di Horus è colui che è nel suo disco ( Ra) che illumina la terra con i suoi Due Occhi.

La protezione di Horus è il Leone della Notte che viaggia nella Montagna di Manu (l’Occidente).

La protezione di Horus è la Grande Anima Nascosta che circola nei suoi Due Occhi.

La protezione di Horus è il Grande Falco che attraversa volando il Cielo ,la Terra, l’Aldilà.

La protezione di Horus è lo Scarabeo Sacro, il Grande Disco Alato che è nel Cielo.

La protezione di Horus è l’Aldilà, il paese dove i visi sono rivolti indietro, dove le cose sono invisibili.

La protezione di Horus è la Divina Fenice che risiede nei suoi Occhi”

Si evince da questo dettatoche “i visi rivolti all’indietro” qualificano una direzione retrograda pertinente un moto di ritorno di Osiride a quel Primo Tempo che fonda l’origine del Cosmo, cui rispondeva la tradizione orale della morte di Osiride associata alla mancata apparizione della costellazione di Orione all’orizzonte a causa del movimento celeste dovuto alla precessione degli equinozi che interagisce con il piano dell’eclittica.

Comprendiamo quindi chi fosse quel dio “nascosto nelle braccia del sole” evocato nella celebrazione dei Due Occhi di Horus, come riferisce Plutarco: “Negli inni sacri di Osiride viene invocato – colui che sta nascosto nelle braccia del sole – e il trenta del mese di Epifisi (27 maggio – 26 giugno, quindi al solstizio) si festeggia la nascita degli Occhi di Horus: in questo giorno, infatti, anche la luna e il sole si trovano sulla stessa retta, e per gli egiziani non solo la luna ma anche il sole sono Occhio e luce di Horus” (Iside e Osiride 52). Il segreto di queste attribuzioni si fa esplicito nella Stele di Metternich: una “Grande Anima Nascosta” si sottende e circola all’interno dei periodi lunisolari rappresentati dai “Due Occhi di Horo”. Essa, attraverso la palingenesi delle forze celesti nel periplo retrogrado, si manifesta prima come “Falco”, poi come “Scarabeo”, infine si codifica come “Divina Fenice” che “risiede” nei Due Occhi di Horus. Il lascito di questa tradizione simbolica è attestato da Orapollo, che così si esprime: “La Fenice è simbolo del sole e nulla nell’universo è più grande di esso; il sole infatti sovrasta e scruta ogni cosa ed è per questo che viene chiamato dai molti occhi” (I Geroglifici I, 34), come interpretato da Sbordone, che riporta una grafia tarda del nome di Osiride costituita da un Occhio e da uno Scettro.

Da qui l’Occhio della Fenice inteso come illuminazione consapevole di Osiride che rinascendo incarna il rinnovamento dei cicli celesti. Parimenti Orapollo attesta: “Gli Egiziani quando vogliono simboleggiare il grande rinnovamento ciclico degli astri, raffigurano una Fenice” (I geroglifici II, 57).

Concludiamo col rilevare la dichiarazione di Osiride risorto, resa alla Formula 64 del Libro dei Morti egizio, coerentemente con la metafora numerologica – iniziatica esposta: “Io sono Ieri e conosco il Domani” e ricordo che il Duplice Leone ha i nomi in codice di “Ieri e Domani” nella funzione di preposto alle rinascite del Sole- Osiride, tema illustrato in un sarcofago del Museo del Cairo.

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Umberto Capotummino

Corona Atef: costituita da un insieme di piume di struzzo che sostengono l’emblema di un sole centrale

– Tratto dal libro “L’occhio della Fenice” di Umberto Capotummino – Sekhem Editore

Acerca de iram17

Il mio mondo è la vertigine e l’abisso io sono lo sguardo del feto dietro le sue palpebre sigillate io sono la luce in punto di morte io sono l’ombra che cade a mezzogiorno io sono la notte che sgombra i letti io sono il sangue sotto le scarpe del condannato io sono il primo a cadere anche se tutti sono già caduti io non sono qui io non sono mai stato qui (Denis Brandani)

Publicado el 16 mayo 2009 en Horus, Kin Human, non toccarmi l'aura y etiquetado en , . Guarda el enlace permanente. Comentarios desactivados en La protezione di Horus.

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