L’occhio di Horus, il dio Thot e la musica


Nell’antica civiltà egizia era di particolare rilievo il mito della creazione del mondo. Un mito nel quale la musica è protagonista in qualità di creatrice, non del mondo in assoluto, ma come di uno dei possibili modelli.

Fra i simboli fondamentali dell’antico Egitto c’è l’udjat (anche chiamato occhio di Ra), una parola che significa occhio di suono.

Il mito narra che Seth (dio del male), strappa un occhio a Horus (il dio falco), il quale, privato del suo organo essenziale, cade a pezzi. Thot (dio della sapienza), vuole ricostruire il corpo di Horus per ridargli la vita, quando si accorge della mancanza dell’occhio, senza il quale l’opera rimarrebbe incompiuta. Nel cercarlo viene colpito da una musica misteriosa, che lo riporta fino alla parte ultima del corpo di Horus. Thot si accorge che la musica proviene dall’occhio, o meglio, l’occhio era la fonte di tutta la musica esistente.

In altri termini, si comprende che, per gli antichi egizi, tutta la realtà era effettivamente vivente e che la musica ne era l’essenza intima: il substrato.

Quando essa si trova nel suo luogo “naturale”, ovvero intrinseca nelle cose, non può essere udita, proprio perché essa è là dove deve essere e ne rispecchia l’armonia assoluta. Per tale motivo la musica-suono, come si sente nel reale, rappresenta trauma, disordine o addirittura morte, proprio perché essa viene sottratta dall’organismo vivente per essere diffusa nel mondo.

In conseguenza di ciò, la musica veniva utilizzata nei riti funebri come un richiamo alla vita, come tentativo di ricordare ai presenti l’esistenza del piano spirituale.

L’essere vivente, in conclusione, è la parte visibile, la rappresentazione materiale del suono stesso.

E come avrebbe avuto origine il mondo, secondo l’antico Egitto?

Probabilmente dalla Parola, ovvero, dalla musica. Gli egizi si riferivano ad un grido, ad una risata articolata su 7 note musicali crescenti, appartenenti al dio Thot. Da questi scoppi di risa nascono 7 realtà divinizzate (quali la terra, il destino, il giorno, la notte ecc…).

Il numero 7 è un modello simbolico e mistico di perfezione e il suo utilizzo veniva praticato sia nelle arti musicali, sia in astronomia, che in alchimia e nei calendari.

Infine, chi avrebbe creato Thot, creatore del mondo?

Sempre secondo la mitologia egizia, egli si sarebbe autocreato, per cui la musica creerebbe se stessa. Infatti, essendo gli uomini e il mondo, immagine della musica, e fatti di musica stessa, ogni qual volta l’essere umano compone musica sulla terra, essi imitano la divinità riproponendo all’infinito l’atto della creazione.

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Il mio mondo è la vertigine e l’abisso io sono lo sguardo del feto dietro le sue palpebre sigillate io sono la luce in punto di morte io sono l’ombra che cade a mezzogiorno io sono la notte che sgombra i letti io sono il sangue sotto le scarpe del condannato io sono il primo a cadere anche se tutti sono già caduti io non sono qui io non sono mai stato qui (Denis Brandani)

Publicado el 3 abril 2010 en Horus, music and perception, non toccarmi l'aura y etiquetado en , , , , . Guarda el enlace permanente. Comentarios desactivados en L’occhio di Horus, il dio Thot e la musica.

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