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TREDICI è il numero dei mesi lunari che adoperavano le antiche culture matriarcali prima che venisse adottato il calendario solare. Tredici è visto come il numero dell’iniziato poiché è 12+1: è l’iniziato che ha percorso e compreso i 12 archetipi, ed ha scoperto il proprio Centro.

Toth ed il suo Libro Segreto contenente un’antichissima sapienza sono ancora un mistero tutto da svelare dell’antico Egitto.


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LA SINDROME DI TOTH
di Vittorio Di Cesare


Uscendo dalla strada principale di Mallawi, un piccolo paese dell’Alto Egitto, ad otto chilometri e mezzo s’incontra il villaggio di El-Ashmunein, l’antichissimo centro sacro di Khmunu, la capitale del XV Nomo egizio, l’Hermopolis dei Greci. Si è già nel deserto e la sabbia avviluppa i pochi resti dei monumenti sopravvissuti come una coltre spessa dominata dai contrafforti rocciosi dello Gebel. Un tempo l’acqua incanalata dal vicino Nilo teneva a bada l’aridità e boschetti di alberi di tamerici e palme ombreggiavano questo importante centro dedicato al dio-luna Toth, il Guaritore, lo Scriba degli Dei, l’inventore della scrittura, della matematica e del calendario, il più Saggio tra le divinità egizie creatrici.

Toth aveva fama di guaritore poiché aveva curato gli dei Horo e Seth dopo il loro combattimento nel quale si erano letteralmente fatti a pezzi. I Testi delle Piramidi raccontano che la contesa avvenne proprio ad Hermopoli, dove l’Egitto fu spartito tra le due divinità sotto il giudizio di Toth. Per questo motivo la città divenne un importante centro culturale e religioso del dio-luna dal volto di ibis o di scimmia, raffigurato anche in una delle quattro coppie dell’Ogdoade. I

l nome della città Khmunu significava, infatti, la città degli Otto, il luogo dove il sole, si diceva, era sorto per la prima volta e dove il creato aveva preso avvio.

Quale scriba degli dei Toth segnava il nome di ogni nuovo faraone sulle foglie di un albero sacro che cresceva dentro vasche circolari in mattoni nella “pianura delle tamerici”.

Mura spesse quindici metri delimitavano il tempio all’interno del quale c’erano due grandi statue del dio Toth sotto forma di babbuino, un animale la cui espressione umana ricorda lo stato primordiale dell’uomo agli albori della sua evoluzione, prima in altre parole che una scintilla divina lo trasformasse.

Toth era ritenuto così importante che il faraone Amenofi III fece incidere su queste statue il suo cartiglio reale quasi a porre l’accento che il dio gli apparteneva di diritto conferendo al sovrano gli stessi attributi divini di saggezza e sapienza infiniti.

Stranamente, più degli altri dei, Toth fu blandito ed eletto protettore dell’umanità sofferente, continuando insomma ad esercitare una sottile influenza anche quando l’importanza delle altre divinità egizie furono eclissate dall’Ellenismo e poi dal Cristianesimo.

In epoca copta la figura di Toth fu trasformata in un temibile mago, ed infine nell’”Ermete Trimegisto” della tradizione esoterica alessandrina.

LA CASA DELLA VITA

Ad El-Ashmunein del tempio di Toth oggi non resta nulla. Le sue pietre furono utilizzate per far calce ed i monumenti abbattuti e dispersi. Restano quindi poche rovine spazzate dal vento e arroventate dal sole. Da qualche parte sotto la sabbia potrebbe nascondersi però la stanza segreta che un tempo conteneva la celebre biblioteca del santuario.

La tradizione egizia sosteneva, infatti, che il dio dal volto d’ibis, inventore dei geroglifici, aveva compilato un libro contenente la base di ogni sapere: il mitico e potente “Libro di Toth”. È evidente che questo libro andava custodito gelosamente.

Il papiro di Toth, come tutti i papiri egizi importanti, era conservato nella biblioteca segreta del tempio di Hermopolis, ovvero nella “Casa della Vita ” (in egizio “Per-ankh”).

Ogni tempio, da Karnak a Luxor ad Abydo, possedeva una simile biblioteca di libri sacri. Nel Tempio di Edfu, nell’Alto Egitto, costruito tra il 237 e il 57 a.C. in onore del dio Horus, si può ancora visitare una di queste “Sale dei Libri”. In una nicchia-biblioteca sono ancora visibili i geroglifici che indicano i nomi di 37 libri sacri oggi perduti. Erano opere che servivano a respingere le forze del male, i demoni, i rettili ed i leoni, e lo si capisce dagli stessi titoli, quali “Conduzione del Tempio”, il “Libro del Malocchio” e quello del “Ritorno periodico del Sole”. C’era anche una specie di atlante geografico per conoscere ogni luogo della Terra. Insomma, tutta la conoscenza di Toth era distillata in quel documento che nel 200 d.C. l’imperatore Settimio Severo ordinò di racchiudere nella tomba di Alessandro Magno. Fu una decisione strana che si potrebbe spiegare con la capacità di questo papiro di combinare guai: cosa di cui esiste un’abbondante documentazione.

Il “Papiro Westcar”, un manoscritto redatto tra la XVI o XVII dinastia, trovato da Miss Westcar, l’inglese che lo portò dall’Egitto, racconta della ricerca condotta da Cheope per trovare “qualcosa” appartenuto al tempio di Toth ed del suo duplice aspetto che, come recita una enigmatica formula del papiro Westcar (la 733), lo definisce come un “serpente notturno che attacca la notte”.

Toth, in effetti, era figlio di Aner, nome che in egizio significa pietra, e come tale definito come una entità “malvagia”, “venuta dalla divinità” caduta sulla Terra. Quale significato nascondono mai queste parole?

Perché, ad un certo punto della storia egiziana, Toth è citato come colui che possiede i segreti della “Tavola di Smeraldo”? Il misterioso libro era inciso sulla pietra?

Di certo la pericolosità del Libro di Toth era nota nell’antichità, tant’è vero che in un papiro tradotto a Parigi nel 1868, si narra di una congiura di corte terminata con la distruzione di quello stesso Libro che era servito ad ispirarla.

Con l’aiuto delle sue formule magiche alcuni cortigiani cospirarono contro il faraone il quale, scampato miracolosamente al pericolo, dette ordine di giustiziare i ribelli e di bruciare ogni copia di quell’esecrato testo per evitare che altri tentassero di usarne la magia.

La stele di Metternich ricorda invece come fu lo stesso Toth a distruggere il suo papiro ritenendolo pericoloso.

LA STORIA DI SETNE

Un’altra citazione del Libro di Toth è riportata in un papiro rinvenuto nel 1864 a Deir el Medina, in Egitto, durante uno scavo archeologico. Nella tomba di un monaco copto vi erano dei manoscritti di epoca egizia conservati in un cofano di legno.

Probabilmente i confratelli del morto, ritenendo quei papiri pericolosi per la fede, li avevano sepolti con il loro proprietario, l’unico capace di leggerne il contenuto.

Il papiro, conservato oggi nel Museo del Cairo, racconta la storia di un altro papiro in cui si narra la storia di Setne, figlio del faraone Ramsete II, collezionista di testi antichi, il quale per entrare in possesso del Libro di Toth lo rubò da una tomba di Menfi attirando su di sé una terribile maledizione.

“Setne – diceva il manoscritto – trovò una pietra che subito alzò, e che nascondeva l’entrata della tomba. La tomba splendeva della luce che usciva dal libro e là stava il mago Naneferptah con sua moglie Ihuret e suo figlio, perché il loro Doppio era con lui grazie al potere del libro di Toth. (…) Il libro di cui ti parlo é in mezzo alle acque di Copto, dentro uno scrigno di ferro; lo scrigno di ferro é dentro uno scrigno di rame e lo scrigno di rame é dentro uno scrigno di legno (…) Ma tutto intorno agli scrigni per dodicimila cubiti vi sono serpenti, scorpioni e rettili d’ogni specie, compreso un serpente di eternità arrotolato intorno agli scrigni.”

Setne prese in mano quel libro e vi lesse un incantesimo per “…incantare il Cielo, la Terra, l’Oltretomba, i monti e i mari, e seppi tutto quello che dicevano gli uccelli del cielo e i pesci del mare e le bestie delle montagne”.

Purtroppo una maledizione terribile colpì tutta la famiglia dell’incauto stregone. Si cercò di rimediare rimettendo nella tomba il libro ma Setne, tredici suoi fratelli e molti altri parenti morirono uccisi dagli spiriti. Sopravvisse Merenptah che ereditò il regno.

LA RICERCA CONTINUA

Il culto di Toth si diffuse in tutto il Mediterraneo, specie nella vicina Cartagine fenicia. Qui, nel tempio sulla collina di Byrsa, dov’è oggi il Museo del Bardo, fu costruito un tempio al dio lunare Eshmoun, equivalente di Toth, a sua volta protettore della cultura e dell’intelletto.

Il tempio sorgeva poco distante dal porto, costruito, a detta di qualcuno, rispecchiando le proporzioni della mitica Atlantide, protetta, come il tempio egizio di Hermopolis, da una cinta muraria più interna rispetto a quella che circondava Cartagine. Anche qui, nelle cripte segrete del tempio, erano depositati migliaia di rotoli sacri scritti dalla stessa mano di Thoth che aveva insegnato agli uomini a “…calcolare il tempo, gli anni ed i segreti della magia”.

I fondatori di Cartagine fecero copie dei papiri di Thoth, più tardi diventato Ermete Trimegisto, il “tre volte grande “, in quanto col tempo il suo culto si diffuse nelle più importanti città del Mediterraneo.

La biblioteca di Eshmoun a Cartagine era paragonabile a quella di Alessandria, di Pergamo, di Siracusa, di Atene, città che con i loro traffici marittimi diffusero in tutto il mondo antico culto e cultura di questa divinità.

La speranza di trovare il Libro di Toth, o una delle sue copie, viaggia ancora nel tempo. Promettendo insegnamenti, iniziazioni, apocalissi, come tutti i libri misteriosi continua a suggestionare gli uomini in ogni tempo.

L’importanza di questo testo doveva essere davvero grande, tanto che i Berberi pretendevano da Roma i Libri Punici, già contenuti nel tempio di Baal Ammone a Cartagine (Libro di Toth compreso), in cambio dell’aiuto per sconfiggere la potenza africana.

C’è poi chi si domanda perché Cleopatra richiedesse insistentemente a Pergamo alcuni misteriosi papiri per sostituirli a quelli perduti nell’incendio della Biblioteca di Alessandria.

Ci si arrovella ancora, infine, per capire che cos’era il libro di Juba II, sovrano della Mauritania nonché geografo e naturalista citato più volte da Plinio il Vecchio, nel quale erano scritte occulte rivelazioni tratte da quel misterioso quanto antichissimo testo contenente le conoscenze geografiche del mondo antico, inclusa la posizione di Atlantide…

Relazione presentata al 2 Simposio Mondiale sulle origini ignote della civiltà e gli anacronismi storico-archeologici

S. Marino, 22-23 Settembre 2001


Thot e le Tavole smeraldine

Thoth è un Sacerdote Re Atlantideo, che fondò una colonia nell’antico Egitto dopo l’inabissamento della sua madre patria. Egli fu il fondatore della Grande Piramide di Giza, erroneamente attribuita a Cheope. Vi incorporò la sua conoscenza dell’antica saggezza e sicuramente anche arcaiche testimonianze e metodologie dell’antica Atlantide.

Per circa 16.000 anni governò l’antica stirpe egiziana, approssimativamente dal 50.000 a.C. al 36.000 a.C.

A quel tempo l’antica stirpe barbara, fra i quali egli ed i suoi seguaci si erano inseriti, fu portata ad un alto grado di civiltà.

Thoth era un immortale, in altre parole aveva vinto la morte, morendo soltanto quando voleva ed anche allora non in maniera ordinaria.

La sua grande saggezza lo rese governatore di varie colonie atlantidee, incluse quelle del Sud e del Centro America.

Quando arrivò per lui il momento di lasciare l’Egitto, edificò la Grande Piramide sopra l’entrata delle Grandi Sale di Amenti, vi collocò le sue testimonianze, e nominò custodi dei suoi segreti i più eminenti tra la sua gente. Più tardi i discendenti di questi custodi divennero sacerdoti della piramide, mentre Thoth fu divinizzato “Dio di Saggezza”, ed “il Testimone”, da coloro che vissero nell’epoca oscura che seguì il suo trapasso. Nella leggenda, le Sale di Amenti divennero l’oltretomba, le Sale degli Dei, dove l’anima si trasferisce, dopo la morte, per il giudizio.

Nelle epoche successive, lo spirito di Thoth si incarnò nei corpi di altri uomini, come descritto nelle Tavole. In questo modo ritornò tre volte, l’ultima volta come Hermes, “il tre volte nato”. In quest’ultima incarnazione lasciò gli scritti noti agli occultisti moderni come le Tavole di Smeraldo, un’antologia, più tarda e meno remota, di antichi misteri.

Le Tavole tradotte in questo testo sono dieci e furono lasciate nella Grande Piramide in custodia ai sacerdoti della Piramide. Le prime dieci Tavole sono divise per comodità in tredici parti. Le altre due Tavole, le ultime, sono così importanti e lungimiranti nel loro significato che al momento è stato proibito rivelarne il contenuto al mondo intero [1]. Tuttavia, in quelle qui contenute, vi sono segreti che proveranno al vero studioso il loro inestimabile valore. È necessario leggerle non una volta, ma centinaia di volte, perché solo così può esserne compreso il vero significato contenuto. Una lettura casuale fornirà ispirazioni affascinanti, ma uno studio più attento aprirà varchi di saggezza al ricercatore.

Adesso un accenno di come questi potenti segreti furono rivelati all’uomo moderno dopo essere stati nascosti per così lungo tempo.

Circa 1300 anni prima di Cristo, l’Egitto, l’antico Khem, era in rivolta, e molte delegazioni di sacerdoti furono mandate in altre parti del mondo. Fra questi alcuni Sacerdoti della Piramide portarono con sé le Tavole di Smeraldo come talismano per esercitare la loro autorità su sacerdoti meno evoluti, discendenti da razze di altre colonie atlantidee. Le Tavole furono concepite come leggenda per conferire autorità al detentore da parte di Thoth.

Il particolare gruppo di sacerdoti possessori delle Tavole emigrò in Sud America dove trovò una stirpe fiorente, i Maya, che ricordava molto dell’antica saggezza. I sacerdoti s’insediarono e rimasero con loro. Nel decimo secolo, i Maya si stabilirono completamente nello Yucatan, e le Tavole furono riposte sotto l’altare di uno dei più grandi templi del Dio del Sole. Dopo la conquista dei Maya da parte degli Spagnoli, le città furono abbandonate ed i tesori dei templi dimenticati.

Va detto che la Grande Piramide d’Egitto è stata, ed è ancora, un Tempio d’iniziazione ai misteri. In questa furono iniziati Gesù, Salomone, Apollonio ed altri.

L’autore, [Maurice Doreal N.d.T.] (legato alla “Grande Loggia Bianca” operante anche con il Sacerdozio della Piramide), fu istruito a recuperare e restituire alla Grande Piramide le antiche Tavole. Eseguì il suo compito in seguito a vari avvenimenti non descritti qui. Prima di restituirle, gli fu dato il permesso di tradurle e di tenere una copia della saggezza incisa sulle Tavole.

Questo avvenne nel 1925, e soltanto recentemente è stato consentito di pubblicarne una parte. Ci si aspetta che in molti le screditino. Ciononostante il vero studioso saprà leggere tra le righe e conseguirà la saggezza. Se in voi c’è Luce, la Luce che è incisa in queste Tavole vi risponderà.

Riguardo alla loro forma fisica si tratta di dodici Tavole di smeraldo verde, composte di una sostanza creata per trasformazione alchemica. Sono indistruttibili, resistenti a tutti gli elementi e sostanze. In effetti, la loro struttura atomica e molecolare è fissa, non è mai mutata, perciò eludono la Legge materiale della ionizzazione. Sulle Tavole sono incisi i caratteri nell’antico linguaggio Atlantideo: sono caratteri che rispondono alle onde sintonizzate del pensiero, liberando la vibrazione mentale collegata alla mente del lettore. Le Tavole sono tenute insieme da strisce di amalgama colorata d’oro fissate ad una bacchetta dello stesso materiale. La saggezza ivi contenuta è il fondamento di antichi misteri. Per chi le leggerà con occhi e mente aperti la saggezza aumenterà di cento volte.

Tratto da

Thot, l’intelligenza cosmica

Thoth: Divinità egiziana, con centro di culto ad Hermopolis Magna, capitale dell’Alto Egitto. Patrono delle scienze ed inventore della scrittura geroglifica (v.), era considerato Demiurgo dell’universo mediante la parola, che concretizzò quattro coppie divine costituenti l’Ogdoade ermopolitana. Raffigurato con corpo umano e testa di ibis, è presente nella scena della psicostasia (v.) mentre controlla il peso del cuore del defunto.

Sposo di Maat(v.), fu arbitro della contesa tra HorusSeth nella lotta per la successione di Osiride (v.). É la chiave di volta dell’edificio faraonico. Definito Grande antenato venuto dal paese di Punt, insegnò la scrittura agli abitanti di Kemit, consentendo il loro passaggio dalla preistoria alla civiltà.

Il calamo di T. codifica il tempo, registra gli annali del doppio Paese, scrive la storia e le leggende, apre le strade dell’aldilà e dissimula i grandi segreti dietro i simboli. Questo dio potente prende le sembianze dell’ibis bianco e nero, della scimmia amadriade dai ritmi lunari e del triangolo equilatero nelle scuole dei Misteri che egli regge. Frequenta le cripte dei templi, e nulla insegna a quanti osano penetrarvi, ma svela loro la quintessenza del Mistero, le leggi che governano i mondi e gli enigmi dello stagno di fuoco. Egli apre la bocca per concedere la vita.

Il dio T. ama solo i silenziosi, che sanno attendere anni prima di accedere nel suo tempio di Chmunu-Hermopolis Magna, dove i suoi scritti riposano in una cripta, sotto un grande blocco di purissimo lapislazzuli. “T. è dietro di me quando diventa scuro”, mormora il sovrano Tutmosi a suo figlio, che compone inni per lui. “T. che calma l’Ujat, grande ciarlone, Aton d’argento, Augusto che governa questa terra, che giudica per suo padre Ra, signore della vita, Toro delle stelle, protettore delle parole divine”.

Il dio T. personifica l’Intelligenza cosmica, che dona la luce spirituale, l’Intelligenza pura al di sopra del mondo. Assimilato dai Greci ad Hermes (v.) e dai latini a Mercurio (v.), in epoca ellenistica fu trasformato in Ermete Trismegisto, avendo enorme fortuna nella letteratura originata dalla dottrina dal suo nome definita ermetica. “Io sono Thoth, primogenito di Ra, che ha formato Atum, nato da Khepri. Sono sceso sulla terra con i segreti dell’orizzonte” (Testo dei Mammisi di Edfu).

HORUS, il grande dio “amato dal Cielo”, il “prediletto del Sole, la progenie degli dei, il conquistatore del mondo”.

HORUS (Egiz.)

Ultimo nella linea dei Sovrani divini di Egitto che è considerato figlio di Osiride ed Iside. È il grande dio “amato dal Cielo”, il “prediletto del Sole, la progenie degli dei, il conquistatore del mondo”.

Al momento del Solstizio Invernale (il nostro Natale), la sua immagine, sotto forma di piccolo neonato, era portata fuori dal santuario per essere adorata dalle masse in preghiera.

Poiché egli è l’immagine della volta del cielo, si dice che provenga da Maem Misi, il luogo sacro del parto (la vulva del Mondo), ed è, quindi, il “mistico Bimbo dell’Arca”, o argha, quest’ultima simbolo della matrice od utero. Cosmicamente è il Sole Invernale.

Un papiro lo descrive come della “sostanza di suo padre” Osiride, di cui è una incarnazione ed al quale è identico.

Horus è una divinità casta: “Come Apollo, non ha amori. Nel mondo inferiore, il suo ruolo è connesso col Giudizio. Egli introduce le anime alla presenza di suo padre, il Giudice” (Bonwick).

Un antico inno dice “Da lui viene giudicato il mondo per quello che contiene. Il cielo e la terra sono governati dalla sua immediata presenza.Ha potere su tutti gli esseri umani. Si muove secondo i propri propositi. Produce grande abbondanza e la dispensa su tutta la terra. Tutti adorano la sua bellezza. Dolce è il suo amore in noi”.

Estratto da Terzo occhio

THOT, guida dei differenti tipi di anime

THOTH (Egiz.) – Il più misterioso ed il meno compreso degli dei, la cui caratteristica personale è completamente diversa da tutte le altre antiche divinità. Mentre le permutazioni di Osiride, Iside, Horo e degli altri sono così numerose che la loro individualità è completamente perduta, Thoth rimane immutabile dalla prima all’ultima Dinastia. Egli è il dio della saggezza ed ha autorità su tutti gli altri dei. È l’archivista ed il giudice. La sua testa di ibis, la penna e la tavoletta dello scriba celeste che registra i pensieri, le parole e le azioni degli uomini e li pesa sulla bilancia, lo accomunano al tipico Lipika esoterico. Il suo nome è uno dei primi ad apparire sui monumenti più antichi.

È il dio lunare delle prime dinastie, il maestro del Cinocefalo, la scimmia dalla testa di cane che in Egitto era simbolo vivente e ricordo della Terza Razza Radice (Dottrina SegretaCosmogenesi, pag. 196-197).

Egli è il “Signore di Hermopoli” Giano, Hermes e Mercurio assieme.

È incoronato con un atef e con un disco lunare, e porta “l’Occhio di Horus”, il terzo occhio, nella sua mano. È l’Hermes Greco, il dio del sapere ed Hermes Trismegistus, l’ “Ermete Tre volte Grande”, il patrono delle scienze fisiche e il patrono e l’anima della conoscenza occulta esoterica.

Come molto espressivamente dice di lui J. Bonwick, “Thoth… ha un effetto potente sull’immaginazione .. in questa intricata ma bella fantasmagoria del pensiero e del sentimento morale di quel passato nebuloso. Invano ci chiediamo come mai l’uomo, nell’infanzia di questo mondo di umanità, nella grossolanità della supposta incipiente civiltà, possa avere sognato un essere celeste come Thoth. Le linee sono così delicatamente tracciate, così intimamente e raffinatamente intessute, che sembra guardare un disegno delineato dal genio di Milton e portato a termine dall’abilità di un Raffaello”. Realmente,  c’era qualche verità nel vecchio detto “La Saggezza degli Egiziani”… “Quando apprendiamo che la moglie di Chefren, costruttore della seconda Piramide, era una sacerdotessa di Thoth, capiamo che le idee da lui rappresentate erano già fissate 6000 anni fa”. Secondo Platone, “Thoth-Hermes era lo scopritore e l’inventore dei numeri, della geometria, dell’astronomia e delle lettere”.

Proclo, discepolo di Plotino, parlando di questa divinità misteriosa, dice: “Presiede su ogni tipo di condizione guidandoci da questa dimora mortale ad un’essenza intellegibile, governando i differenti tipi di anime”. In altre parole, Thoth quale 225 Archivista e Cancelliere di Osiride nell’Amenti, l’Aula del Giudizio dei Morti, era una divinità psicopompa; mentre Giamblico dice che “la croce con impugnatura (il thau otau) che Thoth regge nella mano, non era altro che il monogramma del suo nome”.

Oltre al Tau, prototipo di Mercurio, Thoth porta la verga-serpentina, emblema di Saggezza, che divenne il Caduceo. Mr. Bonwick dice: “Hermes era in senso mistico il serpente stesso. Striscia come quella creatura, silenziosamente, senza sforzo apparente, lungo il corso delle ere. Egli è… il rappresentante dei cieli stellati. Ma è il terrore del serpente cattivo, poiché l’ibis divorava i serpenti dell’Egitto”.

Estratto da Terzo occhio

L’occhio di Horus, il dio Thot e la musica


Nell’antica civiltà egizia era di particolare rilievo il mito della creazione del mondo. Un mito nel quale la musica è protagonista in qualità di creatrice, non del mondo in assoluto, ma come di uno dei possibili modelli.

Fra i simboli fondamentali dell’antico Egitto c’è l’udjat (anche chiamato occhio di Ra), una parola che significa occhio di suono.

Il mito narra che Seth (dio del male), strappa un occhio a Horus (il dio falco), il quale, privato del suo organo essenziale, cade a pezzi. Thot (dio della sapienza), vuole ricostruire il corpo di Horus per ridargli la vita, quando si accorge della mancanza dell’occhio, senza il quale l’opera rimarrebbe incompiuta. Nel cercarlo viene colpito da una musica misteriosa, che lo riporta fino alla parte ultima del corpo di Horus. Thot si accorge che la musica proviene dall’occhio, o meglio, l’occhio era la fonte di tutta la musica esistente.

In altri termini, si comprende che, per gli antichi egizi, tutta la realtà era effettivamente vivente e che la musica ne era l’essenza intima: il substrato.

Quando essa si trova nel suo luogo “naturale”, ovvero intrinseca nelle cose, non può essere udita, proprio perché essa è là dove deve essere e ne rispecchia l’armonia assoluta. Per tale motivo la musica-suono, come si sente nel reale, rappresenta trauma, disordine o addirittura morte, proprio perché essa viene sottratta dall’organismo vivente per essere diffusa nel mondo.

In conseguenza di ciò, la musica veniva utilizzata nei riti funebri come un richiamo alla vita, come tentativo di ricordare ai presenti l’esistenza del piano spirituale.

L’essere vivente, in conclusione, è la parte visibile, la rappresentazione materiale del suono stesso.

E come avrebbe avuto origine il mondo, secondo l’antico Egitto?

Probabilmente dalla Parola, ovvero, dalla musica. Gli egizi si riferivano ad un grido, ad una risata articolata su 7 note musicali crescenti, appartenenti al dio Thot. Da questi scoppi di risa nascono 7 realtà divinizzate (quali la terra, il destino, il giorno, la notte ecc…).

Il numero 7 è un modello simbolico e mistico di perfezione e il suo utilizzo veniva praticato sia nelle arti musicali, sia in astronomia, che in alchimia e nei calendari.

Infine, chi avrebbe creato Thot, creatore del mondo?

Sempre secondo la mitologia egizia, egli si sarebbe autocreato, per cui la musica creerebbe se stessa. Infatti, essendo gli uomini e il mondo, immagine della musica, e fatti di musica stessa, ogni qual volta l’essere umano compone musica sulla terra, essi imitano la divinità riproponendo all’infinito l’atto della creazione.

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Thoth, l’Atlantideo

Thoth, l’Atlantideo

– Io sono Thoth, Colui Che riempie Tutto, Io sono Thoth Che tocca tutto dalle Profondità… Io sono la Base sulla Quale si distende l’Esistenza universale. Tutto “il manifestato” si trova nel Mio Petto.

Io sono Thoth, Che costruì il Proprio Tempio, fatto di Me Stesso e sono Thoth Che lo riempì.

Io sono Thoth Che è sopra e Thoth Che è sotto! Io sono Thoth Che conosce l’Essenza delle cose. Io sono Thoth Che è tutto l’Oceano!

Come la gente comincia a cercarMi? Essi distendono le braccia verso il cielo e Mi invitano, come la Luce, in se. In questo modo una volta Io cominciai un lavoro con voi. Ricordate “il risveglio”, “la danza spontanea”… Comprendete che ero Io a darvi questo personalmente! Già in quei tempi Mi ero interessato di te, Vladimir!

Così, pian piano germogliavano i semi sul quel terreno favorevole che Io creai per voi. E anche intorno crescevano i rampolli. Purtroppo, dopo, qualcuno di loro appassì.

Ma adesso si è creato un complesso d’anime pronte e mature, di cui ho cominciato a fare Nuovi Atlantidei! Potrete chiamarvi così!

La permanenza nel silenzio è diventata il patrimonio di ognuno dei presenti qui. Voglio che voi vediate che senza di questo non si può andare sul Sentiero spirituale con “ passi da gigante” come avete fatto voi.

Vi benedico per l’ulteriore Servizio a tutti Noi: Incarnati e Disincarnati! Accettate il Nostro Amore!

– Dicci: anche Tu ce l’hai un corpo immortale come Adler?

– Si. Ma questo corpo non è destinato ad un’incarnazione in questo continente. Io periodicamente lo ripristino fra gli indiani dell’America del Nord.

– Il tuo corpo ha l’immagine di un indiano?

– L’immagine del corpo non ha significato, ma la struttura molecolare si ricostruisce così com’era.

Spesso visitai quella regione; formai il corpo per un breve periodo: una settimana, dieci giorni, due giorni. Faccio loro visita per raccontare qualche cosa.

– Tu parli d’indiani che vivono isolati, non nelle città?

– Si, proprio in riservatezza.

– Perché Tu sei innamorato proprio di questo popolo?

– Io non intendevo questo. Nessuno di Noi è legato a qualche popolo in particolare. Ciò è dettato dalla necessità, sullo sfondo dell’Amore per tutti.

– Lì ci sono le anime mature (pronte per ricevere le conoscenze supreme)?

Thoth ci mostra il tipico modo di vivere degli indiani, fra la natura: loro vivono sulla riva del lago, la sera cantano gli inni delle tribù che è caratteristico per questo territorio.

Questa gente è costantemente impegnata nella ricerca della libertà personale. Tale tradizione è stata conservata per secoli: la ricerca della libertà personale per sé, per la propria tribù e per tutta la gente della Terra! Ma come si fa a far capire tutto questo all’altra gente?

Thoth ci dimostra una visione: sta vivendo una tribù di circa ottocento persone, qualcuno insieme al Capo sta a sedere intorno al fuoco.

– Sono a sedere, come voi adesso, e Mi stanno ascoltando.

Sono sempre l’Ospite d’Onore fra loro.

Gli indiani avrebbero potuto raccontare tantissime cose all’altra gente della Terra. Ma c’è il problema che sono pochi quelli che li ascoltano.

… Adesso la situazione è tale che Io non posso affidare la completezza delle Mie conoscenze a nessuno, a parte di voi. Perché voi avete la completezza, le vedute ampie e la profondità della penetrazione in Me.

Per questo Io vi ho affidato proprio questa parte del servizio spirituale dal Nome Mio sulla Terra.

Ogni passo di questo grande impegno deve essere fatto con il Mio aiuto e Ognuno di Noi. Dovete essere consapevoli e rendervi conto della grande importanza e serietà di questa tappa del vostro servizio sulla Terra! Voi avete una grossa responsabilità! E tutto quello che state facendo deve essere fatto in modo responsabile, rigoroso e solenne!

Ricordate Atlantide? Dio ha un progetto analogo che sta partendo adesso sulla Terra: far ritornare in vita le conoscenze antiche, quelle degli Atlantidei, tramite voi Miei cari! Voi siete per Me la Mia piccola Atlantide!

L’intenzione del Creatore è, come il fiume che a primavera straripa, riempire e fare assorbire queste conoscenze alla popolazione della Terra.

Vi ordino di non dimenticare mai l’importanza della responsabilità di questo compito che vi è stato dato: fare ritornare in vita le antiche conoscenze supreme che partono direttamente dal Creatore!

Vi ordino di crescere personalmente mettendo le radici in Me! E vivere secondo l’immagine degli Atlantidei che tengono la Terra sulle loro spalle. Proprio così, vi propongo di portare sulle vostre spalle tutto il peso delle conoscenze sacre che sono state destinate a tutti gli abitanti della Terra.

– Thoth ci racconti, per favore, della Tua vita ad Atlantide!

– Questo accadeva molti secoli fa, all’alba della civiltà, in quei tempi lontani dei quali l’umanità non sa quasi niente.

Atlantide! Bellissima! Atlantide è la Mia terra natale, dove Io sono nato e cresciuto!

In quei tempi sulle isole d’Atlantide abitava una civiltà che era molto avanzata nella tecnologia. Per esempio, loro avevano il sistema dell’approvvigionamento dell’acqua nelle case.

Gli Atlantidei avevano anche le vere conoscenze del senso della vita: dell’avvicinamento a Dio, all’Unico Inizio Divino. E proprio sulla base di queste idee era fondata la vita della società. L’insegnamento delle conoscenze sull’ordinamento della creazione del mondo e sul posto dell’uomo in essa, su come si costruiscono i destini della gente e sul modo giusto di vivere. Tutto ciò faceva naturalmente parte del sistema dell’istruzione.

La vita spirituale della società degli atlantidei era amministrata dagli iniziati supremi; loro trasmettevano le verità che attingevano direttamente da Dio.

Gli atlantidei erano persone semplici e come tali vivevano, non erano affatto degli dei. La loro vita non era spensierata. Come gli altri popoli della Terra, essi dovevano lavorare per vivere.

La maggior parte dei problemi che avevano loro erano gli stessi che aveva qualunque altra società umana.

Ma il patrimonio della loro civiltà era l’insegnamento del vero scopo della vita, considerato la base su cui si fondava la loro società. E anche se erano semplici “mortali” nella loro vita e nella loro visione del mondo vi era una reale componente Divina.

… La Mia istruzione cominciò in una delle scuole spirituali d’Atlantide. Io ero molto giovane, cominciavo appena a scoprire questo bellissimo meraviglioso mondo.

Il processo d’istruzione iniziale durava per anni. Gli allievi dovevano prima di tutto acquisire l’esperienza dell’autoregolazione psichica, il controllo dei propri stati emozionali. Contemporaneamente si riceveva ampio materiale teorico.

Questo, però, era soltanto il gradino iniziale che in tanti potevano raggiungere. Per la maggioranza l’istruzione finiva qui e soltanto pochi erano scelti dai maestri per la successiva istruzione. Questo corso iniziale permetteva di trovare fra tutte le anime quelle che erano promettenti e idonee al veloce successivo avanzamento.

Io ero uno di quelli: un giovanotto che passionalmente desiderava di acquisire quegli alti livelli dello sviluppo spirituale ai quali sono riusciti ad arrivare i maestri della nostra società.

Ma la selezione per quell’istruzione era molto severa. I candidati erano sottoposti necessariamente al controllo della loro stabilità e costanza nel procedimento di questo Cammino. Tale tappa del controllo poteva durare anche qualche anno: finché colui che si trovava sotto prova non dimostrava agli occhi dei maestri la fermezza della sua intenzione e determinazione di sacrificare i piaceri e gli attaccamenti di questo mondo a favore della meta superiore. Quelli che riuscivano a superare la prima tappa di prova rimanevano in pochi. Essi venivano accettati in ordine di iniziazione e si ammettevano alle conoscenze superiori nascoste ai non addetti.

– Che cosa è successo dopo ad Atlantide?

– La sua distruzione avvenne secondo una decisione Divina. Perché finì il processo positivo nello sviluppo della società e cominciò la degradazione.

L’acquisizione dell’altissimo livello di conoscenze dava agli atlantidei una certa superiorità rispetto agli altri popoli della terra. Non v’è dubbio che essi, scegliendo la strada “cattiva”, con il passare del tempo avrebbero schiavizzato gli altri popoli e diffuso la loro visione del mondo su tutte le nazioni della Terra. Per questo Dio decise di mettere fine all’esistenza della civiltà atlantidea.

– Per quale motivo il loro sviluppo positivo si trasformò in degradazione?

– Come Io ho già detto la vita della società era guidata da alcuni uomini che erano capi fra gli iniziati. Purtroppo essi ad un certo punto si trovarono nella “trappola” del falso sentimento della propria onnipotenza, della propria perfezione. Smisero di andare sulla via della rinuncia dell’“io” individuale a favore dell’“Io” Supremo. Decisero che da quel momento potevano cambiare i destini degli altri e le strade dello sviluppo della società. Loro non volevano procedere verso il Perfezionamento Divino tramite la rinuncia dell’“io” e del “mio”, ma raggiungendo una certa altezza, si misero ad ammirare la propria grandezza.

Così, come risultato, dalla vita della società scomparve la gioiosa componente Divina che ispirava la gente ad arrivare alla Meta, la futura Autorealizzazione in Dio. Si distrusse la loro unità che era basata sul disinteressato servizio al grande impegno. Sempre più spesso avvenivano litigi che erano tipici della lotta fra “io” inferiori.

Dopo, il comando del clero, fu preso da un uomo molto forte e bramoso di potere assoluto. Lui era interessato soltanto alla propria potenza e non gli importava quali fossero i mezzi per raggiungerla ed aumentarla.

La società guidata da un predatore fa nascere altri predatori, che si mordono fra loro per avere il potere.

Così arrivarono “i tempi neri” nella vita d’Atlantide, che terminò con la sua distruzione.

– Come sei riuscito ad evitare la morte?

– Il Mio Maestro Mi portò via.

Il Creatore Mi guidò in Africa, dove Io vissi per tanti anni. Parlando in termini moderni, la mia fu un’immigrazione, quando tocca cominciare daccapo una nuova vita in un nuovo posto.

Ma Io portai lì un tesoro senza prezzo: le vere conoscenze spirituali d’Atlantide.

Le tribù che abitavano quelle terre erano per Me come figli ai quali Io dovevo indicare la strada del giusto sviluppo. Loro non sapevano niente del Supremo. I loro pensieri erano diretti verso la provvidenza dei bisogni giornalieri.

Con l’aiuto dei miracoli Io riuscii a guadagnare la loro attenzione e in questo modo li convinsi ad ascoltarMi. Trovandomi al centro del loro interesse, cominciai ad unire le tribù per farle vivere e operare insieme, imparando a conoscere gli interessi comuni. Io trasmettevo a loro le conoscenze e le tecnologie che li aiutavano a migliorare la vita e ad alzarla ad un livello superiore rispetto a come vivevano prima.

Effettivamente si creò uno stato con strutture funzionanti alla perfezione. Ma il solo stato funzionante, senza la meta spirituale che unisce tutta la gente, non vale niente, sembra un bell’involucro privo di vita.

Dopo la loro unione e l’iniziale ordine della vita nella loro società, quando s’indebolì il dominio totale della provvidenza di se stessi con il cibo e il posto per vivere, Io gradualmente cominciai a trasferire l’attenzione delle menti umane, dalle idee del miglioramento della vita terrena, alle preoccupazioni sulla vita futura nell’altro mondo, dove si trova ognuno di noi dopo l’uscita dal corpo. Spiegavo come il trasferimento nel nuovo mondo e la nuova vita stanno aspettando tutti ma, la tipologia della nuova vita, dipende dai meriti guadagnati durante l’esistenza in questo mondo. Per esempio: lì la persona sarà rispettata a condizione che anche qui abbia avuto il sincero rispetto della gente che la circondava. Lì avrà tutto il necessario se qui aiutava gli altri ad avere tutto l’indispensabile. Perché l’accumulo delle azioni buone in questa vita completamente si riscuote in quella vita nuova.

È semplice capire che quest’idea della nuova vita, che bisogna assicurare con le buone azioni, “funzionava” non soltanto per aiutare la gente a trovarsi nel bene del paradiso dopo la disincarnazione, ma anche per assicurare un buon karma per le successive incarnazioni.

… Io diventai per quel popolo il consigliere supremo, ma non Mi sentivo mai superiore davanti a loro.

… Con il tempo fra quella gente, in modo del tutto naturale, si formarono le divisioni fra classi. Si creò il comando della società. E allora Io decisi di lasciare quel paese, considerando la Mia Missione finita.

Io scelsi l’erede che doveva rimanere al posto Mio. Lui era saggio e buono. Dissi alla gente che era arrivato per Me il momento di trapassare nella nuova vita, in quel mondo dove ci aspettano i frutti delle nostre azioni terrene.

Un giorno Mi “spostai” dal mondo materiale al Mio Mondo di oggi, nella Dimora della Luce.

– Insegnavi alla gente le tecniche esoteriche?

– Sicuramente si, insegnavo per il tutto periodo il qualcuno scelto da Me. Insegnavo anche l’arte della guarigione.

– Thoth, ci racconti per favore ciò che di prezioso possono trarre le persone moderne dall’alchimia antica?

– Non ha alcun senso cercare di entrare con la mente negli antichi testi dell’alchimia. Non si tratta delle proporzioni e composizioni delle sostanze mescolate e non del processo tecnologico della preparazione della “pietra filosofale” e dell’oro.

I Grandi Prescelti erano in possesso di certi segreti dell’alchimia che permettevano di dirigere la materia e anche la sua trasformazione. Ma prima di tutto loro avevano le superiori conoscenze segrete sulla struttura dell’universo e sul Creatore di tutto l’esistente.

Il lato esterno, materiale, dell’alchimia è soltanto la copertura che nasconde alla gente indegna le vere Conoscenze sull’Unico Eterno. Queste Conoscenze erano la base di tutta la saggezza alchemica.

– Dimmi: anche Tu avevi la completezza delle conoscenze alchemiche?

– In realtà Io ero il fondatore di quest’orientamento dello sviluppo spirituale della gente, il quale purtroppo con il tempo mutò e andò a mescolarsi con le sostanze chimiche che non avevano nessun valore.

– Che cosa è “la pietra filosofale”?

– E’ molto semplice: la “pietra filosofale” si riesce ad ottenere quando l’addetto durante il processo del lavoro su se stesso “pesterà nel pestello da laboratorio” l’“io” inferiore e farà diventare tutte le Conoscenze Superiori, facendo passare loro attraverso la propria esperienza, il proprio patrimonio. Allora questa diventa la Saggezza Superiore e lo stabile fondamento. Ciò è “la pietra filosofale” sulla quale si può costruire tutto l’edificio dell’Esistenza Divina.

– Che cosa è “l’oro alchemico”?

– La consapevolezza dell’addetto con l’aiuto della “pietra filosofale” deve trasformarsi nell’Oro Superiore. La grande, sviluppata e raffinata consapevolezza deve emanare la Luce dorata identica alla Luce del Sole mattutino. Allora tale consapevolezza può entrare nell’Unico Grande “Sole” Centrale, nel Creatore di tutto l’universo e riunirsi con Lui, acquistando Immortalità, Beatitudine, Calma e piena Libertà!

– Ci racconti per favore dei Tuoi metodi superiori del lavoro con la consapevolezza?

– Non ne avete bisogno. Voi già sapete che le Iniziazioni superiori si danno soltanto agli addetti pronti per questo direttamente dai Maestri Divini. E tutti i gradini preparativi sono stati presentati nei vostri libri e film in un modo così bello, semplice e dettagliato! Tutti Noi siamo gioiosi di vedere i frutti del Nostro lavoro congiunto! Ci meraviglia e rattrista soltanto sapere che ci sono poche persone capaci di comprenderlo e apprezzarlo…

– Dove Ti incarnasti dopo l’Egitto?

– In Assiria.

In un certo senso era anche molto piacevole di nuovo “vestirsi nella carne”, di nuovo venire nel mondo “denso”, ma adesso con la completa conoscenza della Propria Divinità e anche della Forza.

Il Sole era un simbolo che per questo popolo personificava la Divinità. Splendore dorato e purezza del sole mattutino sono due bellissime qualità per sintonizzare e purificare le anime! Sono le qualità dell’ideale al quale avrebbero potuto dirigersi le anime che dovevano essere presentate come immagini del Divino?

E’ quella qualità che presenta l’immagine del sole mattutino: perfetta, senza macchie: purezza dentro e splendore con tutta la sua luce esterna verso tutto il resto del mondo, senza dividere tale luce per alcuni si ed altri no. Assenza di tale divisione, che ha inizio nelle simpatie e antipatie dell’“io” individuale, è una delle qualità del Divino.

Io non ero un leader fra il popolo di quel paese. Io avevo un ruolo diverso, Mi “misi i vestiti” di membro del clero per avere la possibilità di parlare liberamente alla gente di Divinità.

Anche Alessandria era la Mia amata città della quale Io ero molto premuroso. Lì Io formai una nuova cultura per la futura civiltà. Lì raccolsi le menti lucide di quel tempo, creando l’atmosfera per uno scambio d’idee e per la ricerca spirituale. Questo era il Mio “progetto”.

Lì si riunirono i rappresentanti dei diversi orientamenti della scienza. Gli scienziati arrivavano da paesi diversi; volevano condividere con gli altri i propri pensieri, le scoperte e conoscere i punti di vista degli altri. Tale comunicazione e anche lo spirito d’associazione scientifico, servivano come un potente catalizzatore dello sviluppo delle conoscenze. Si può dire che quello era un antico prototipo delle future organizzazioni scientifiche internazionali.

Tutto questo è molto importante!

La crescita d’ogni anima dipende prima di tutto dall’accumulo delle informazioni su tutto quello che la circonda. Con altre parole l’anima cresce tramite cognizione. Grazie alla sua separazione lei può guardare la parte restante dell’Assoluto e conoscerla; e tramite questo lei sta conoscendo Me.

Così l’anima, riproducendo l’esterno dentro di sé, secondo la sua crescita quantitativa, in realtà riproduce in sé l’immagine dell’universo pluridimensionale.

Dopo avviene l’unione completa.

Così un grande numero di separati si riunisce nell’Unica e Completa Conoscenza dell’Infinita Grandiosità di Me.

In questo modo la forza che muove tutto lo sviluppo è un impulso interno verso la cognizione.

L’AKH, IL BA ED IL KA

L’OLTRETOMBA DEI FARAONI

Nell’antico Egitto, il termine Duat, esprimeva il passaggio tra la notte ed il giorno e quindi, figurativamente, il mondo intermedio, quel mondo che vive al centro di una nascita e di una morte che prelude a sua volta ad una nuova nascita. Secondo i testi funerari, l’uomo è composto, oltre che da un corpo mortale (il Kha), da altri tre elementi sottili ed immortali: l’Akh, il Ba ed il Ka; il primo è l’inverso di Kha, il primo è infatti rappresentativo per il cielo, mentre il Kha appartiene alla terra, il termine che invece gli Egiziani usavano per esprimere il nostro concetto di fantasma o entità era Khaibit, ovvero il “corpo emotivo” che conserva l’immagine e l’impronta della nostra vita psichica.

Durante la sua esistenza il Kha è animato dal Ba, l’anima cosmica e umana comune a tutti gli esseri soggetti ai continui cicli di morte e rinascita; il Ka è invece rappresentativo del “doppio”, l’individualizzazione della coscienza, che agisce con il Ba seguendo un metodo di “fissazione” che molto ricorda le tecniche degli Alchimisti. Il defunto entra nell’aldilà da Amenti, la Porta Occidentale, passa quindi nella Duat dove viene giudicato alla presenza delle sue due coscienze, quella individuale e quella cosmica.

Dopo il giudizio il defunto verrà ammesso da Thoth alla presenza di Osiride e pronuncerà la Confessione Negativa rispetto alle 42 colpe che i 42 Giudici gli contesteranno. Se verrà condannato dovrà dimorare per un tempo indeterminato nella Duat, in caso di assoluzione (il termine egizio si traduce in Giustificato), diverrà uno spirito santificato o Iakhu. In questo modo il defunto sarà un Uomo Perfetto, superiore a volte anche agli Dei ma soprattutto, egli stesso diverrà misura rispetto a tutte le cose.

L’occhio di Horus, il falco che vola più in alto di tutti gli uccelli, è – oltre che simbolo del risveglio e della risalita – anche segno e sinonimo di fierezza, di intemeratezza.

L’iniziato, introdotto nell’Insegnamento, è colui che penetra nei misteri del centro (iniziatico) di Ermopolis; egli ora ha la consacrazione datagli dalla conoscenza (Thot ha posato il suo suggello sul mio capo); egli è il cavaliere che ha conquistato il Graal, è l’alchimista che ha compiuto l’Opera.

Questo Graal conquistato, questa Opera alchemica compiuta, questa Conoscenza e risveglio ottenuti sono chiamati “occhio di Horus”, essendo Horus, come sappiamo, il dio della testa di falco, figlio di Osiride che ha vendicato il padre, uccidendo Seth (che aveva ucciso Osiride, facendone a pezzi il corpo e spargendo questi pezzi nel mondo, simbolo questo, a sua volta, nella molteplicità delle cose del mondo materiale) e così ha riconquistato il trono paterno, lo stato di Uno. Quindi l‘occhio di Horus, il falco che vola più in alto di tutti gli uccelli, è – oltre che simbolo del risveglio e della risalita – anche segno e sinonimo di fierezza, di intemeratezza.

Così è l’Iniziato. Questo suo stato acquisito, questa sua conoscenza lo proteggono possenti (perché lui ora “sa”), nulla può essergli fatto, niente lo può toccare: né le sofferenze del corpo (perchè egli sa che il corpo non è lui, lui è altro, è spirito), né le traversie della vita (perchè egli sa che ciò che lo attornia è illusione,è transeunte, è maya), né la morte (perché egli sa che questa è solo passaggio ad altro stato di coscienza e che egli, come spirito, è immortale). Quale protezione, quale corazza mi-gliore possono esservi!

Dunque, questo “occhio di Horus liberato” è quello stesso che splende sulla fronte di Ra, il re degli dei. La conoscenza dell’Iniziato è infatti, in ultima analisi, la Coscienza universale del Tutto; essa (con essa egli) trascende il dualismo e si identifica, si immedesima nel Tutto.

Come si vede, sono sempre gli stessi concetti che si ripetono nei diversi insegnamenti segreti; e anche il Libro dei morti egizi, naturalmente con le sue parole, con i suoi miti, con la sua veste culturale dice le stesse cose: come Realtà suprema esiste solo la coscienza dell’Essere, l’Uno ed a questo si deve tendere, superando l’illusione della molteplicità e l’attaccamento all’individualismo e alla propria vita separata. Cioè, “uccidendo Seth”.

Conscio di questo l’Iniziato, con questa “conoscenza” (che nel defunto diviene chiarità interiore, splendore lunare, lo splendore di Thot, disco lunare – esulta e grida: “Io sono Osiride, sono spirito come è spirito la divinità; risiedo nell’Amenti, nel campo dei beati, nell’eterna esistenza del Tutto cosciente; e se non esistessi io spirito risvegliato, se non esistessi . se non esistessero gli uomini risvegliati – non esisterebbe neanche Osiride (lo spirito che, ucciso e gettato nella molteplicità, ha conosciuto l’ora nefasta).

Perciò io Spirito sono Râ; io stesso spirito sono nel Tutto, sono nell’Uno e non perirò per l’eternità, perchè la Coscienza Universale, di cui sono parte. esisterà sempre”.

Quindi, al culmine dell’esaltazione per questa consapevolezza e chiarità sulla questa propria regalità, l’Iniziato si rivolge a se stesso – al proprio spirito – e si dice: “Alzati dunque, mostrati in tutta la tua grandezza o Horus risuscitato, o uomo rinato con il battesimo della conoscenza. Gli stessi dei – le divinità che hanno perso quell’Uno che tu hai ritrovato – hanno riconosciuto i tuoi attributi regali, la tua qualità e il tuo diritto di figlio del Re”.

Estratto da ricercapsichica