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Toth ed il suo Libro Segreto contenente un’antichissima sapienza sono ancora un mistero tutto da svelare dell’antico Egitto.


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LA SINDROME DI TOTH
di Vittorio Di Cesare


Uscendo dalla strada principale di Mallawi, un piccolo paese dell’Alto Egitto, ad otto chilometri e mezzo s’incontra il villaggio di El-Ashmunein, l’antichissimo centro sacro di Khmunu, la capitale del XV Nomo egizio, l’Hermopolis dei Greci. Si è già nel deserto e la sabbia avviluppa i pochi resti dei monumenti sopravvissuti come una coltre spessa dominata dai contrafforti rocciosi dello Gebel. Un tempo l’acqua incanalata dal vicino Nilo teneva a bada l’aridità e boschetti di alberi di tamerici e palme ombreggiavano questo importante centro dedicato al dio-luna Toth, il Guaritore, lo Scriba degli Dei, l’inventore della scrittura, della matematica e del calendario, il più Saggio tra le divinità egizie creatrici.

Toth aveva fama di guaritore poiché aveva curato gli dei Horo e Seth dopo il loro combattimento nel quale si erano letteralmente fatti a pezzi. I Testi delle Piramidi raccontano che la contesa avvenne proprio ad Hermopoli, dove l’Egitto fu spartito tra le due divinità sotto il giudizio di Toth. Per questo motivo la città divenne un importante centro culturale e religioso del dio-luna dal volto di ibis o di scimmia, raffigurato anche in una delle quattro coppie dell’Ogdoade. I

l nome della città Khmunu significava, infatti, la città degli Otto, il luogo dove il sole, si diceva, era sorto per la prima volta e dove il creato aveva preso avvio.

Quale scriba degli dei Toth segnava il nome di ogni nuovo faraone sulle foglie di un albero sacro che cresceva dentro vasche circolari in mattoni nella “pianura delle tamerici”.

Mura spesse quindici metri delimitavano il tempio all’interno del quale c’erano due grandi statue del dio Toth sotto forma di babbuino, un animale la cui espressione umana ricorda lo stato primordiale dell’uomo agli albori della sua evoluzione, prima in altre parole che una scintilla divina lo trasformasse.

Toth era ritenuto così importante che il faraone Amenofi III fece incidere su queste statue il suo cartiglio reale quasi a porre l’accento che il dio gli apparteneva di diritto conferendo al sovrano gli stessi attributi divini di saggezza e sapienza infiniti.

Stranamente, più degli altri dei, Toth fu blandito ed eletto protettore dell’umanità sofferente, continuando insomma ad esercitare una sottile influenza anche quando l’importanza delle altre divinità egizie furono eclissate dall’Ellenismo e poi dal Cristianesimo.

In epoca copta la figura di Toth fu trasformata in un temibile mago, ed infine nell’”Ermete Trimegisto” della tradizione esoterica alessandrina.

LA CASA DELLA VITA

Ad El-Ashmunein del tempio di Toth oggi non resta nulla. Le sue pietre furono utilizzate per far calce ed i monumenti abbattuti e dispersi. Restano quindi poche rovine spazzate dal vento e arroventate dal sole. Da qualche parte sotto la sabbia potrebbe nascondersi però la stanza segreta che un tempo conteneva la celebre biblioteca del santuario.

La tradizione egizia sosteneva, infatti, che il dio dal volto d’ibis, inventore dei geroglifici, aveva compilato un libro contenente la base di ogni sapere: il mitico e potente “Libro di Toth”. È evidente che questo libro andava custodito gelosamente.

Il papiro di Toth, come tutti i papiri egizi importanti, era conservato nella biblioteca segreta del tempio di Hermopolis, ovvero nella “Casa della Vita ” (in egizio “Per-ankh”).

Ogni tempio, da Karnak a Luxor ad Abydo, possedeva una simile biblioteca di libri sacri. Nel Tempio di Edfu, nell’Alto Egitto, costruito tra il 237 e il 57 a.C. in onore del dio Horus, si può ancora visitare una di queste “Sale dei Libri”. In una nicchia-biblioteca sono ancora visibili i geroglifici che indicano i nomi di 37 libri sacri oggi perduti. Erano opere che servivano a respingere le forze del male, i demoni, i rettili ed i leoni, e lo si capisce dagli stessi titoli, quali “Conduzione del Tempio”, il “Libro del Malocchio” e quello del “Ritorno periodico del Sole”. C’era anche una specie di atlante geografico per conoscere ogni luogo della Terra. Insomma, tutta la conoscenza di Toth era distillata in quel documento che nel 200 d.C. l’imperatore Settimio Severo ordinò di racchiudere nella tomba di Alessandro Magno. Fu una decisione strana che si potrebbe spiegare con la capacità di questo papiro di combinare guai: cosa di cui esiste un’abbondante documentazione.

Il “Papiro Westcar”, un manoscritto redatto tra la XVI o XVII dinastia, trovato da Miss Westcar, l’inglese che lo portò dall’Egitto, racconta della ricerca condotta da Cheope per trovare “qualcosa” appartenuto al tempio di Toth ed del suo duplice aspetto che, come recita una enigmatica formula del papiro Westcar (la 733), lo definisce come un “serpente notturno che attacca la notte”.

Toth, in effetti, era figlio di Aner, nome che in egizio significa pietra, e come tale definito come una entità “malvagia”, “venuta dalla divinità” caduta sulla Terra. Quale significato nascondono mai queste parole?

Perché, ad un certo punto della storia egiziana, Toth è citato come colui che possiede i segreti della “Tavola di Smeraldo”? Il misterioso libro era inciso sulla pietra?

Di certo la pericolosità del Libro di Toth era nota nell’antichità, tant’è vero che in un papiro tradotto a Parigi nel 1868, si narra di una congiura di corte terminata con la distruzione di quello stesso Libro che era servito ad ispirarla.

Con l’aiuto delle sue formule magiche alcuni cortigiani cospirarono contro il faraone il quale, scampato miracolosamente al pericolo, dette ordine di giustiziare i ribelli e di bruciare ogni copia di quell’esecrato testo per evitare che altri tentassero di usarne la magia.

La stele di Metternich ricorda invece come fu lo stesso Toth a distruggere il suo papiro ritenendolo pericoloso.

LA STORIA DI SETNE

Un’altra citazione del Libro di Toth è riportata in un papiro rinvenuto nel 1864 a Deir el Medina, in Egitto, durante uno scavo archeologico. Nella tomba di un monaco copto vi erano dei manoscritti di epoca egizia conservati in un cofano di legno.

Probabilmente i confratelli del morto, ritenendo quei papiri pericolosi per la fede, li avevano sepolti con il loro proprietario, l’unico capace di leggerne il contenuto.

Il papiro, conservato oggi nel Museo del Cairo, racconta la storia di un altro papiro in cui si narra la storia di Setne, figlio del faraone Ramsete II, collezionista di testi antichi, il quale per entrare in possesso del Libro di Toth lo rubò da una tomba di Menfi attirando su di sé una terribile maledizione.

“Setne – diceva il manoscritto – trovò una pietra che subito alzò, e che nascondeva l’entrata della tomba. La tomba splendeva della luce che usciva dal libro e là stava il mago Naneferptah con sua moglie Ihuret e suo figlio, perché il loro Doppio era con lui grazie al potere del libro di Toth. (…) Il libro di cui ti parlo é in mezzo alle acque di Copto, dentro uno scrigno di ferro; lo scrigno di ferro é dentro uno scrigno di rame e lo scrigno di rame é dentro uno scrigno di legno (…) Ma tutto intorno agli scrigni per dodicimila cubiti vi sono serpenti, scorpioni e rettili d’ogni specie, compreso un serpente di eternità arrotolato intorno agli scrigni.”

Setne prese in mano quel libro e vi lesse un incantesimo per “…incantare il Cielo, la Terra, l’Oltretomba, i monti e i mari, e seppi tutto quello che dicevano gli uccelli del cielo e i pesci del mare e le bestie delle montagne”.

Purtroppo una maledizione terribile colpì tutta la famiglia dell’incauto stregone. Si cercò di rimediare rimettendo nella tomba il libro ma Setne, tredici suoi fratelli e molti altri parenti morirono uccisi dagli spiriti. Sopravvisse Merenptah che ereditò il regno.

LA RICERCA CONTINUA

Il culto di Toth si diffuse in tutto il Mediterraneo, specie nella vicina Cartagine fenicia. Qui, nel tempio sulla collina di Byrsa, dov’è oggi il Museo del Bardo, fu costruito un tempio al dio lunare Eshmoun, equivalente di Toth, a sua volta protettore della cultura e dell’intelletto.

Il tempio sorgeva poco distante dal porto, costruito, a detta di qualcuno, rispecchiando le proporzioni della mitica Atlantide, protetta, come il tempio egizio di Hermopolis, da una cinta muraria più interna rispetto a quella che circondava Cartagine. Anche qui, nelle cripte segrete del tempio, erano depositati migliaia di rotoli sacri scritti dalla stessa mano di Thoth che aveva insegnato agli uomini a “…calcolare il tempo, gli anni ed i segreti della magia”.

I fondatori di Cartagine fecero copie dei papiri di Thoth, più tardi diventato Ermete Trimegisto, il “tre volte grande “, in quanto col tempo il suo culto si diffuse nelle più importanti città del Mediterraneo.

La biblioteca di Eshmoun a Cartagine era paragonabile a quella di Alessandria, di Pergamo, di Siracusa, di Atene, città che con i loro traffici marittimi diffusero in tutto il mondo antico culto e cultura di questa divinità.

La speranza di trovare il Libro di Toth, o una delle sue copie, viaggia ancora nel tempo. Promettendo insegnamenti, iniziazioni, apocalissi, come tutti i libri misteriosi continua a suggestionare gli uomini in ogni tempo.

L’importanza di questo testo doveva essere davvero grande, tanto che i Berberi pretendevano da Roma i Libri Punici, già contenuti nel tempio di Baal Ammone a Cartagine (Libro di Toth compreso), in cambio dell’aiuto per sconfiggere la potenza africana.

C’è poi chi si domanda perché Cleopatra richiedesse insistentemente a Pergamo alcuni misteriosi papiri per sostituirli a quelli perduti nell’incendio della Biblioteca di Alessandria.

Ci si arrovella ancora, infine, per capire che cos’era il libro di Juba II, sovrano della Mauritania nonché geografo e naturalista citato più volte da Plinio il Vecchio, nel quale erano scritte occulte rivelazioni tratte da quel misterioso quanto antichissimo testo contenente le conoscenze geografiche del mondo antico, inclusa la posizione di Atlantide…

Relazione presentata al 2 Simposio Mondiale sulle origini ignote della civiltà e gli anacronismi storico-archeologici

S. Marino, 22-23 Settembre 2001


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Thot -nella religione degli antichi egizi, l’ibis, il dio della Luna, una delle divinità più sagg

Gli antichi egizi erano molto bravi e già sapevano organizzarsi in archivi storici per i loro manoscritti come facciamo oggi con i libri e, questo, ha facilitato gli storici a ricostruire la loro storia.

Quindi quella che si conosce è certamente fede alla conoscenza veritiera. In questi manoscritti ci sarebbero anche i libri di Thot, detti anche “i libri della conoscenza nascosta”.

Questi libri non sono mai stati ritrovati. Non si sa chi li ha scritti e non ne si conoscono nemmeno i contenuti. Al mondo solo 2 persone sanno ( o meglio, sapevano ) di questi scritti. Mi riferisco a William Petrie e Ora Kinnaman, due massoni. Dissero che l’umanità non era ancora preparata per queste cose e così decisero di non dire niente ( a parte Kinnaman che, prima della morte, accennò ad una porta segreta ).

In sostanza, i libri di Thot contengono conoscenze segrete, ma chi sa quali siano. Considerato l’inventore della scrittura e il custode dei segreti dei movimenti del cielo, secondo l’antica tradizione Egizia a Thot venivano attribuiti vari significati tra cui il più famoso è “Thot, Tre Volte Grande”, da cui deriva il nome in greco del dio stesso, Ermete Trismegisto. Figlio di Ra, di cui era anche consigliere, era il dio della Luna, della sapienza, della scrittura, della magia, della misura del tempo e della matematica e geometria.

Gli Egizi, che lo raffiguravano con la testa di Ibis, il cui becco somiglia a una Luna crescente, gli attribuivano anche la creazione del calendario di 365 giorni. Il mistero che lo circonda è dovuto, soprattutto, ai libri che avrebbe scritto e nascosto, un vero mistero.

L’intento degli antichi sarebbe stato quello di trasmettere ai posteri il modo per calcolare la fine di ogni ciclo cosmicoterrestre, solitamente accompagnato da catastrofi planetarie. Per questo eressero costruzioni talmente imponenti da resistere al peggiore dei cataclismi, monumenti nelle cui proporzioni matematiche e allineamenti astronomici, era contenuto un messaggio che, in questo modo, sarebbe sopravvissuto al trascorrere dei secoli.

Comunque l’enigma sull’esistenza dei libri di Thot è, per ora, destinato a rimanere tale anche perché,anticamente, la conoscenza veniva trasmessa verbalmente.

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